cha no yu

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cha no yu

Messaggio Da steve il Mar Lug 24, 2007 1:21 pm

Alcune note sull’arte del tè in forma di intervista.

*Il tè è originario della Cina, come è arrivato in Giappone?
Ciò che comunemente si definisce tè è la foglia, variamente trattata, della
Camellia sinensis, un arbusto originario della Cina o, per alcuni, della regione
indiana dell’Assam. Le condizioni climatiche più favorevoli per la coltivazione
del tè sono un’umidità elevata e un’importante escursione termica.
Questa pianta fu introdotta in Giappone all’inizio del periodo Heian (794-
1185) da due messi della Corte imperiale, i monaci buddhisti Saichô, fondatore
del buddhismo giapponese Tendai, e Kûkai (meglio conosciuto con il
nome postumo di Kôbô Daishi) fondatore del buddhismo Shingon (il
buddhismo esoterico). Questi due monaci, di ritorno dalla Cina, portarono
in patria i semi del tè e introdussero gli esercizi per berlo. Il tè, inizialmente,
era a solo beneficio di una ristretta parte della nobiltà e del clero e veniva
preparato secondo la rigida tradizione cinese della dinastia Tang (618-907),
anche se molti secoli prima, nel continente asiatico, le foglie del tè venivano
usate come sedativo e le loro proprietà di rilassare il cuore, offrire energie
mentali e fisiche, rafforzare la vista e ostacolare la formazione di grassi, erano
già state studiate a fondo.

*Come veniva gustato il tè a quei tempi?
Le foglie erano passate a vapore, battute e pressate con forza fino a formare
una solida palla; questa veniva poi introdotta in un bollitore contenente acqua
molto calda oppure veniva raschiata per ottenere polvere per infusioni.
Ci sono testi che raccontano di queste “pratiche”
Il più antico e importante trattato sulla coltivazione, la preparazione, l’uso e
gli echi letterari del tè fu redatto intorno all’anno 758 dallo studioso e poeta
cinese Lu Yu. I tre volumi, dal titolo Chajing (Canone del Tè), sono rimasti
nei secoli la “summa” del sapere teistico ed hanno consacrato l’autore come
il “Dio del Tè”.

*Il Giappone antico ha sempre guardato alla Cina...
Certamente. Gli scambi erano molto frequenti tanto che nel periodo Kamakura
(1185-1336) l’interesse per il tè assunse una prospettiva nuova proprio
dopo il rientro dalla Cina, nel 1191, del monaco Eisai (1141-1215), il fondatore
della setta Zen Rinzai. Grande sostenitore dell’uso di questa bevanda a
scopo terapeutico (come dimostra il suo trattato in due volumi Kissa Yôjô Ki
–Preservare la salute bevendo il Tè–), Eisai introdusse in Giappone la pratica, in uso nei monasteri chan –i monasteri Zen cinesi–, di bere tè in polvere che veniva sciolto con acqua calda e frullato in una tazza. In Cina,
sotto la dinastia Sung (960-1279), il metodo per la preparazione e l’offerta
del tè era codificato: si dovevano usare solo oggetti di particolare valore e di
rara bellezza, eseguendo un determinato numero di gesti rituali. La bevanda
fu adottata nei monasteri Zen giapponesi come tonico per le lunghe sedute
di meditazione. L’applicazione delle regole formali, derivate dalle linee guida
indicate nei codici monastici dei templi cinesi, era di rigore. Tali codici
risultarono i beni più preziosi importati in Giappone nei frequenti pellegrinaggi
dei monaci delle sette Zen Sôtô e Rinzai.

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Re: cha no yu

Messaggio Da steve il Mar Lug 24, 2007 1:22 pm

Quand’è che il tè diventa più diffuso
anche per le classi sociali più modeste?
Nel XIII secolo, con l’incremento dei commerci con il continente asiatico, il
tè si diffuse ben presto fra la classe guerriera e veniva offerto anche agli strati
più bassi della scala sociale nel corso di importanti occasioni religiose. Il
quinto anno dell’era Koan (1282) al Saidai-ji di Nara –nel santuario di Hachiman,
il Dio della guerra– si tenne una di queste cerimonie che culminò
con un naorai (banchetto) dove fu celebrata l’offerta del tè ai presenti usando
oggetti di proporzioni gigantesche. Il rito è noto con il nome di Ôchamorishiki
(grande tazza da tè) e viene officiato ancor oggi tutti gli anni. Da tempo
gli aristocratici, i grandi guerrieri e il clero erano soliti distrarsi in vari
modi. Nelle loro riunioni introdussero anche i tocha, gare d’assaggio delle
diverse qualità di tè. I partecipanti venivano giudicati per la loro abilità nel
distinguere l’honcha (tè “originale” coltivato nella provincia di Uji) dall’hicha
(di qualità inferiore, proveniente da altre regioni). Questo genere di
divertimenti si protrasse fino alla metà del periodo Muromachi (1336-1568),
associandosi a partite a dadi, giochi d’azzardo e gare di bevute di vino.


l'articolo non e' recente... strano che sia ora in rete
se volete potete continuare qui
http://www.gamberorosso.it/portale/mensile/edicola/dettaglio?idArticolo=4719.0

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Re: cha no yu

Messaggio Da manu il Lun Feb 18, 2008 1:38 pm

Recupero questo vecchio messaggio sul forum
http://paolaghirotti.altervista.org/phpBB2/viewtopic.php?t=114&postdays=0&postorder=asc&start=15

a beneficio/conoscenza di chi non conosce le vicissidutini di paola
che preferisce non parlarne.

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